
L’Orvieto
L”Orvieto” è oggi uno dei bianchi italiani più conosciuti nel mondo e da solo rappresenta circa tre quarti della produzione di vino D.O.C. dell’Umbria.
Alcuni giudizi
E’ un vino apprezzato dai grandi conoscitori, come Philip Dallas, autore di un bel libro sui vini d’Italia (Orvieto’s wine is, like Frascati, Chianti, ecc., one of Italy’s best known wines abroad.. it is the ideal wine to share while initialing a young lady in to bacchic delights”) o Alexis Lichine, grande esperto di vini francesi (“vin blanc delicieux d’Italie. C’est un de ceux dont la qualitè est la plus constante”).
I vitigni
L’Orvieto è ottenuto dalla vinificazione di cinque diverse varietà di uve di origini antichissime e selezionate nel corso dei secoli: il procanico, il verdello, la malvasia, il grechetto e il drupeggio.
Tipologie
Oggi predomina la versione secca, ma continua la tradizione della produzione di Orvieto abboccato, amabile e dolce.
Esiste una versione derivata da uve sovramature attaccate dalla muffa nobile, la Botrytis cinerea, che conferisce al vino caratteri unici di concentrazione ed eleganza.
Nelle mattinate d’autunno, generalmente, si forma una fitta nebbia che favorisce lo sviluppo sui grappoli di questa muffa particolare che si nutre dell’acqua contenuta nella polpa degli acini e che dilata i pori della buccia senza romperla, provocando così l’evaporazione quando i grappoli si riscaldano ai raggi del sole.
I mosti che si ottengono sono quindi molto zuccherini, ricchi di glicerina che conferisce al vino una particolare untuosità, con concentrazione di tutti i componenti aromatici.
La raccolta di queste uve avviene con molto ritardo ed è eseguita in più tempi successivi, al fine di ottenere il completo verificarsi del fenomeno.
Circa la metà del raccolto va a scomparire sotto forma di acqua evaporata, ma la qualità vuole i suoi sacrifici.
Questo straordinario processo si verifica solamente in rare zone in cui le condizioni climatiche lo consentono: nel Sauternes in Francia, nella Valle del Reno in Germania, nel Tokaj in Ungheria, nell’Orvietano in Italia. In proposito esiste una vasta letteratura.
